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"La Voce della Luna" di Federico Fellini

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Breve Sguardo al Cinema del Passato

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“IL SOGNO, TRA LUCI E OMBRE”

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Manuela Lavezzi e Antonio Peluso

La realtà, quella dei ricordi e quella onirica, la comunicazione con se stessi e con l’altro da sé, la coscienza e le emozioni che illuminano e sostanziano le ombre e i chiaroscuri dell’anima. La vita sospesa tra il ...

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MAURIZIO BAGLINI E LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

che segna il culmine della Sinfonia per la sua totale trasfigurazione poetica. Qui risplende la sferica bellezza empirea dei movimenti lenti degli ultimi Quartetti, con in più gli incanti di una scrittura orchestrale di suprema finezza e trasparenza ( E' il movimento preferito da Baglini che lo ha interpretato con toni pensosi, mesti, accorati, infondendo in sala un sublime misticismo dai contorni metafisici). Nel "Finale" Beethoven avrebbe realizzato la sua antica aspirazione di dare voce ed anima musicale alla schilleriana Ode alla Gioia; ciò che significava la celebrazione di quegli ideali kantiani ai quali aveva consacrato la sua coscienza e la sua vita interiore come su un altare, per quelle strofe che cantano il regno della fraternità umana, la vittoria dell'uomo su tutto ciò che lo opprime fisicamente e moralmente, la "bella libertà" conquistata attraverso il superamento delle nostre stesse passioni. Ecco, così, Beethoven introdurre la "sacra parola" nel dominio sinfonico con grande apparato e spiegamento di mezzi. Un'esplosione di tutta la compagine dei fiati sulla lancinante dissonanza del la delle trombe e dei timpani contro il si bemolle delle altre parti, vero cataclisma sonoro carico di violenza espressionistica, precede e segue la prima fase del recitativo intonato all'unisono da violoncelli e contrabbassi. Finalmente l'irto declamato dei bassi si placa nella "melodia della gioia" annunciata come in lontananza dai legni: semplice e piana, procedente per intervalli congiunti come un melisma gregoriano, essa si snoda entro l'euritmica quadratura delle "otto battute più otto", quasi a simboleggiare una raggiunta armonia interiore dopo tanto marasma. La progressiva esaltazione di questo tema, nella olimpica tonalità di re maggiore, e il suo diramarsi e ascendere via via in potenza ed eloquenza con l'entrata di tutte le famiglie orchestrali, rimarrà tra le invenzioni più impressionanti e commoventi della fantasia beethoveniana (qui Baglini non ci ha fatto rimpiangere l'assenza dell'orchestra poiché ha saputo trasmettere i colori di tutti i gruppi strumentali). Alla fine un boato e un'ovazione per questo pianista che, fra l'altro suonando a memoria, dovremo sempre ringraziare per la sua Arte. Concesso un bis chopiniano con la celebre Polacca Brillante. Ovazioni del pubblico entusiasta.

 
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