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"La Voce della Luna" di Federico Fellini

di Valeria Menga - Questo è uno dei film di Federico Fellini, realizzato nel 1990. Fu presentato al 43° festival di Cannes ed è stato considerato un film - testamento del regista, girato durante la notte. Il film racconta le avventure del magistrato Gonnella, un paranoico prefetto convinto ...

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Breve Sguardo al Cinema del Passato

di Valeria Menga - 1896: anno in cui i Fratelli Lumiere portarono il cinema in Italia. I primi film che hanno fatto la storia del nostro cinema erano dei documentari, realizzati da coraggiosi pionieri con una cinepresa a manovella, in cui si raccontavano i fatti di quel ...

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“IL SOGNO, TRA LUCI E OMBRE”

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Manuela Lavezzi e Antonio Peluso

La realtà, quella dei ricordi e quella onirica, la comunicazione con se stessi e con l’altro da sé, la coscienza e le emozioni che illuminano e sostanziano le ombre e i chiaroscuri dell’anima. La vita sospesa tra il ...

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MAURIZIO BAGLINI E LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

crogiolo di idee e di progetti riconducibili al periodo di anni 1812-1818, venne, nel dicembre del 1822, la proposta della Philharmonic Society di Londra, per una nuova Sinfonia. Beethoven si sente irresistibilmente attratto dal testo di Schiller "An die Freude" (Alla Gioia), esaltante la fratellanza umana nell'abbraccio di un amore universale e quella "meraviglia" kantiana di fronte alla maestà dell'Assoluto che avevano sempre fatto fremere il suo petto e nutrito i suoi ideali. La gagliarda sicurezza di mano che domina sovrana nelle partiture della Quinta o della Settima, qui ha lasciato il posto a una tormentata ricerca timbrica continuamente costretta a fare i conti con l'astratta assolutezza delle idee e dei procedimenti contappuntistici. Dal contrasto e dall'alterno prevalere dell'uno sull'altro elemento scaturiscono quegli effeti di colore, di massa e di sonorità che altro non sono se non le nuove componenti, o la nuova "tinta", per dirla con Giuseppe Verdi, del linguaggio orchestrale dell'ultimo Beethoven. L' "Allegro ma non troppo, un poco maestoso" si apre con quella famosa "preparazione" all'entrata del tema mediante la ripetizione delle quinte "vuote" la-mi dei corni, dei violini secondi e dei violoncelli: un tremendo favete linguis che ci strappa con violenza lungi dal mondo, in un universo arcano ed oscuro (qui il M° Baglini è stato superlativo per la resa delle sfumature grazie ad una impressionante tecnica pianistica). Il trapasso faticato dalla immobile e inerte quinta "vuota" all'arpeggio discendente di re minore che esplode con violenza terrificante, l'affermazione categorica della tonalità dopo le sedici battute di opaco ribollimento tellurico, è un nuovo atto di fede nella razionalità dell'uomo e nel suo dovere morale di piegare le forze cieche del fato, portato però su un piano di assolutezza ideale speculativa, rispetto al volontarismo individualistico delle opere degli anni "eroici". La ricerca costante di valori assoluti, il completo distacco da ogni particolarismo umano conferiscono al colossale edificio del !° tempo il suo tono maestosamente severo e contemplativo, in sistanaza, statico. Il "Molto vivace" che segue è un vero Scherzo, di inusitate proporzioni e collocato al secondo posto per comprensibili motivi di equilibrio architetturale. Occorreva infatti la sferzata di un violento contrasto ritmico e dinamico. Basato su due elementi tematici, il primo dei quali, con la sua cesura trocaica su un salto d'ottava discendente, è una tipica "idea fissa" di Beethoven, questo 2° movimento si caratterizza per un complesso e smisurato apparato costruttivo che si avvale della polifonia e delle mutazioni timbriche, talune delle quali, come i celebri interventi dei timpani allo scoperto, ancora oggi non hanno perduto nulla della loro impressionante aggressività (qui Baglini ha dato il meglio di se scatenando una impressionante tecnica pianistica evidenziando i contrasti nel rispetto più assoluto delle dinamiche).

 
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