CORSO VIDEOMAKER IN HD - Inizio Marzo 2012



Il corso ha l'obiettivo di fornire tutti gli strumenti necessari per la realizzazione completa di riprese audiovisive professionali in SD/HD. Sarà possibile ...

Leggi Tutto...

SOUND RECORDING - Inizio Marzo 2012

Il partecipante acquisirà gli strumenti di linguaggio e grammatica filmica, per addentrarsi poi negli aspetti della psicoacustica e dell’estetica del suono: nozioni importanti per ...

Leggi Tutto...

SOUND SPEAKER ENGINEER - Inizio Marzo 2012

Obiettivo del corso è formare poliedrici speakers/doppiatori - fonici in grado di usare la voce a 360 gradi (dizione, emissione, articolazione, respirazione, recitazione, ...

Leggi Tutto...
-
+
3

VIEW SOCIAL CONTEST 2012

VIEW SOCIAL CONTEST

Sei un creativo, un designer o un appassionato di grafica ...

Leggi Tutto...

JIN JU NEI CONCERTI PER PIANOFORTE DI CHOPIN

di Andrea Panzini - Nella Chiesa di Santa Cristina della Fondazza mercoledi 18 c.m. abbiamo assistito ad un concerto...

Leggi Tutto...

Pubertà di E. Munch - Tra Voglio e Posso

di Ilaria Marchini - Con Munch, come per molti altri artisti espressionisti, non conta tanto focalizzare l'inconsistente consistenza della nuda tela, quanto più,...

Leggi Tutto...

MARIANNE GUBRI PER "SHAKESPEARE'S SONNETS"

di Andrea Panzini - Giovedi 15 dicembre abbiamo assistito ad un gradevole evento culturale, il reading poetico-musicale "SHAKESPEARE'S SONNETS" a cura del gruppo teatrale The Play House. Nella calda cornice del Teatrino del ...

Leggi Tutto...

More in: Articoli

-
+
4

JIN JU NEI CONCERTI PER PIANOFORTE DI CHOPIN

di insolita rarità: i Concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyk Chopin (1810-1849) nella versione per pianoforte e quintetto d'archi ( Concerto n.2 in fa min. op.21, Concerto n.1 in mi min. op.11). Protagonista la pianista cinese di fama internazionale Jin Ju e il Quintetto dei Virtuosi Italiani (Alberto Martini e Glauco Bertagnin violini, Flavio Ghilardi  viola, Leonardo Sapere violoncello, Sante Braia contrabbasso). Fryderyk Chopin, il poeta, il Raffaello del pianoforte: una consacrazione che è anche una condanna, se si pensa che le sue opere orchestrali vennero subito bollate con sufficienza come poco "sinfoniche", o poco ligie alle regole dell'arte "classica" (Haydn, Mozart, Beethoven), e da critici autorevoli come Berlioz, Liszt, o Saint-Saens, che pure ne apprezzavano il genio. Ci si para davanti con tutta la sua energia un giovane spirito polacco, con nelle orecchie ancora gli echi dei canti popolari intonati al piano dalla madre, o delle scatenate danze contadine (la prima avvenne a casa di Chopin, proprio con il quintetto d'archi). Con la prova pubblica del Concerto n.1  (scritto in realtà un anno dopo il n.2, ma pubblicato per primo), Chopin si congedò trionfalmente - e per sempre - dalla patria (la Polonia) e dal genere del concerto stesso. Malgrado l'entusiastica accoglienza dei suoi recital, Egli schivava le grandi folle e le grandi orchestre, per affidare la quasi totalità dell'ispirazione alla tastiera del pianoforte ed alle accolite di musicofili riunite nei salotti parigini: e questa versione cameristica non fa che confermarlo, distillandone la pura essenza armonica e melodica. Il Concerto in mi min. op.11 composto a Varsavia intorno al 1830 e pubblicato a Parigi nel 1833, fu dedicato da Chopin a Friedrich Kalkbrenner, il che non è senza significato, in quanto al modello dei concerti di Kalkbrenner, Hummel, Moscheles sembrano ricollegarsi, pur con i loro accenti personali, questi due giovanili concerti pianistici chopiniani. In essi si ha un predominio assoluto del pianoforte sull'orchestra e l'invenzione melodico-armonica è aliena da una vera dialettica sonatistica. Come peraltro sottolinea Arnold Schering nella sua Storia del concerto strumentale, "l'insuperabile proprietà specifica che mantiene entrambi i concerti di Chopin nel favore degli ascoltatori risiede soprattutto nell'atmosfera poetica che eleva ogni singolo movimento in una sfera espressiva superiore e nell'originalità del linguaggio armonico che sembra piegarsi duttilmente alle più varie esigenze psicologiche". Insomma, pur non essendo beethoveniani, essi rimangono degli splendidi documenti dell'arte pianistica del Romanticismo e, come tali, hanno un sicuro valore duraturo. Nel Concerto n.1, l'Allegro maestoso iniziale è il movimento più ampio e più tendente ad una solidità costruttiva. Un tutti dell'orchestra presenta i due temi principali, esposti l'uno in mi min. e l'altro, diversamente dalle regole tradizionali, in mi magg.; il primo tema, dopo un risoluto inizio in forte, cede il campo a un motivo in piano e legato espressivo, tipica espressione dello zal, la malinconica polacca che così spesso ispira la musica di Chopin; il secondo tema, cantabile, ha un andamento di elegante gradevolezza. Il pianoforte entra con vigore e riespone i temi, passando presto da sonorità poderose a una accativante cantabilità e procedendo poi per magiche figurazioni e ornamentazioni virtuosistiche, sino a un culmine in fortissimo. L'inizio dello sviluppo è uno dei momenti più poetici e si basa sul motivo malinconico del primo gruppo tematico (dolce ed espressivo). Un'ardente coda conclude il movimento con virtuosismi della solista approdanti a un ultimo tutti orchestrale (qui Jin Ju esprime nel leitmotiv toni struggenti e sognanti). Del Larghetto in mi magg., intitolato Romance, Chopin così scriveva all'amico Wojciechowsky: "...piuttosto romantico, tranquillo, per dare l'impressione di uno sguardo gentile al luogo che risveglia nel pensiero mille cari ricordi. E' una meditazione nel bel tempo primaverile, ma durante il chiaro di luna. Perciò l'accompagno con le sordine". Apparentabile al Larghetto del Concerto n.2 in fa minore, pagina prediletta di Chopin ed esaltata da Schumann, la Romance trova il suo elemento determinante nella sua spontaneità melodica (qui Jin Ju è intensa ed appassionata con la sofferta complicità degli archi e con la calda arcata del violoncello). Il Rondò finale ha inizio in do diesis min. con un breve e risoluto tutti, che però passa presto in mi magg. precedendo l'entrata del pianoforte con il tema principale. E' attraversato da sfolgoranti episodi di virtuosismo ed è animato da ritmi di danze popolari, come il krakoviak, danza in 2/4 con numerose sincopi. La coda, infine, è una pagina di magistrale scrittura pianistica, all'altezza degli Studi op.10 e op. 25 creati più o meno nello stesso periodo (impressionante la tecnica pianistica di Jin Ju con sicurezza specie nella gestione delle dinamiche dal fortissimo al pianissimo). La personalità artistica di Chopin fu peculiare perché assimilò e fuse i diversi elementi stilistici dei suoi predecessori con quelli propri della musica contadina polacca impadronendosi dei suoi tratti formativi: ritmi singolari, strutture particolari, modi arcaici, cioè del "dialetto musicale" che inquadrò nella sua formazione di musicista colto, occidentalizzato. Di qui le inflessioni lidie, eolie, ipolidie, frigie, le incertezze tonali, la personale struttura melodica. Per questo fu il primo e il più grande rappresentante delle "Scuole Nazionali". Uno degli intervalli tipici di quella musica popolare è la quarta aumentata, che Chopin userà spesso, e inserendolo in una settima diminuita ne ricaverà un accordo personalissimo (l' "accordo di Chopin"): tonalmente ambiguo, come lo sono le quinte "vuote" tanto diffuse specie nelle Mazurke. Il forte impulso dello spirito che lo indusse a infrangere o a superare le regole del ben comporre, se gli proveniva dalla sua consuetudine con la musica contadina, lo portarono a soluzioni armoniche che anticipano di mezzo secolo e più le posizioni più avanzate degli impressionisti, delle quali approfittarono anche Liszt e Wagner: inserzione della settima nell'accordo di tonica, cromatismo esasperato, estrema tensione delle modulazioni che spesso sembrano germinare l'una dall'altra (o contrapporsi) più per assonanza che per un prestabilito piano armonico classicamente inteso, portando, tutto ciò, alla progressiva dissoluzione della tonalità. Il carattere del Concerto n.2 op.21 è il medesimo del precedente essendo i due concerti nati uno a seguito dell'altro. "Nel suo ricordo è nato l'adagio del mio concerto" (3 ottobre 1829): è la confessione pressoché unica in Chopin di un motivo ispiratore, identificabile nella cantante Konstancja Gladkowska, al cui pensiero sarebbe nato il dolcissimo notturno del secondo movimento (Larghetto). Shumann, per l'appunto, non ebbe parole per esprimere la sua ammirazione per quest'opera, "cui non potremmo accostarci per baciarne il lembo, anche soltanto con la punta delle labbra". Il Maestoso che apre, con ampia introduzione del tutti, il Concerto in fa min. sconfessa fin da subito la scansione in esposizione, sviluppo e ripresa del Classicismo: qui l'ispirazione è libera fantasticheria, arabesco belcantistico. E lo dimostra ancor meglio il citato Larghetto, un canto notturno con una drammatica sezione centrale in cui le mani della pianista Jin Ju si stagliano all'unisono sul tremolo degli archi (qui la pianista è intensa e toccante, quasi in estatica contemplazione, con il gesto del suo capo protesso verso l'alto). Nel 1834 Berlioz recensì l'esecuzione di Chopin cogliendo il momento in cui "quando l'ultima nota è caduta come una perla in un vaso d'oro, il pubblico, assorto nella sua contemplazione, ha trattenuto per alcuni istanti gli applausi: continuava ad ascoltare. Così, dopo aver seguito l'armonioso digradare delle mezze tinte di un crepuscolo, si resta immobili nell'oscurità, l'occhio sempre fisso sul punto dell'orizzonte dove la luce è appena scomparsa". Celebrata in Cina tra i più grandi virtuosi del pianoforte, Jin Ju è un astro crescente nel panorama concertistico internazionale, dopo le vittorie nei celebri concorsi "Tchaikovsky" di Mosca e "Reine Elisabeth" di Bruxelles: nell'intervista che ci ha concesso dietro le quinte, Ella ha affermato che queste musiche riassumono già in nuce "l'intero universo" pianistico chopiniano, cuore del Romanticismo europeo. Lei che considera la sua concezione della musica e il proprio ruolo d'interprete come un "dono" da dedicare ogni giorno agli altri. Il gremito pubblico in Santa Cristina Le ha donato, alla fine, intensi e calorosi applausi di convinta adesione. (Non impeccabile, invece, l'acustica della Chiesa, per le masse foniche che tendono ad espandersi verticalmente verso l'abside piuttosto che orizzontalmete verso il pubblico). Comunque un sentito ringraziamento a Genus Bononiae, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e allo staff organizzativo per la memorabile serata.

 

 
Concorso P.P. Pasolini
Newsletter!
Utenti Confermati


Ricevi HTML?

Seguici anche su: