CORSO VIDEOMAKER IN HD - Inizio Marzo 2012
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SOUND RECORDING - Inizio Marzo 2012
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SOUND SPEAKER ENGINEER - Inizio Marzo 2012
Obiettivo del corso è formare poliedrici speakers/doppiatori - fonici in grado di usare la voce a 360 gradi (dizione, emissione, articolazione, respirazione, recitazione, ... Leggi Tutto... |
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Pubertà di E. Munch - Tra Voglio e Posso
Munch si misura spesso con la dimensione privatissima della stanza da letto, così come con quella dello spazio esasperato dei fiordi norvegesi (l'Urlo), come se non trovasse mai una collocazione spaziale commisurata alla sua emotività e per lui più gestibile. E' l'interiorità celata che lotta di continuo con l'altro da sé, la Natura, l'Immenso; un duello che non può trovare vincitori o vinti perché nessuno può vincere nel trovarsi singolo e umanità al contempo.
In “Pubertà” si avverte la necessità di fare i conti con qualcosa di estremamente privato, riprova ne è la reiterazione del soggetto, la sconcertante quantità di varianti, l'infinita declinazione ossessiva che mantiene sempre cristallizzata la medesima struttura, i colori, le deformazioni e le precise traduzioni, quasi fosse un'istantanea indelebile nella mente del pittore. Molto probabilmente Edvard voleva riproporre prima di tutto ai suoi occhi Qualcosa che in cuor suo non poteva ammettere perché considerato un tabù, così l'unico modo per diminuire la pressione angosciante generata dal senso di colpa (ombra incombente) era comunicare nell'unico modo che riusciva a sentire suo e con minor grado di approssimazione. La tela diviene, a questo punto, l'unica fonte di realtà che può “salvarlo”, l'unico mezzo fisico che lo avvicina al mondo esterno.
Ritrarre senza posa una modella preadolescente, bellissima, così affascinante nella sua tremenda pudicizia. Un moto spontaneo, un'attrattiva, uno sguardo. Bellissima e serena, gli occhi non tradiscono fastidio o paura, come se la situazione fosse normale, famigliare appunto. Forse la sorella in qualche circostanza sarà stata vista dal pittore nella stessa posa, gli avrà dimostrato la medesima tranquillità nei confronti dello sguardo fraterno, oppure no; oppure sarà stato solo Edvard a fantasticarne, ma quanto lo deve aver colpito quella perfetta bellezza eterea! Sicuramente a livello inconscio lo ha colpito ancor di più la consapevolezza che di quella bellezza non si può usufruirne ad libitum, poiché l'abbandono è parte integrante della vita, nessuno rimane per sempre e se rimane, di certo, non può rimanere cristallizzato come in una fotografia. Alla luce si accompagna sempre il buio... Non si può fantasticare sul corpo nudo di qualcuno che ha il tuo stesso sangue; ergo, ecco la minaccia incombente del “NON SI FA, E' SCONVENIENTE”, un'ombra che non cambia la sostanza di quella bellezza, ma la fa diventare soggetto producente (allontanamento di responsabilità) ed oggetto subente (Edvard che si rende conto che lei non può essere responsabile per un pensiero suscitato). Eros e Thanatos.
Chiudo sottolineando il fattore dell'interazione profonda tra pittore e modella palesato dagli sguardi. Il tutto è estremamente composto, come a dire: “Sono esattamente dove Voglio e Posso Essere”. Forse quest'opera è nata dalla consapevolezza reciproca dei due esseri umani coinvolti in questa piccola Storia. Artista e modella si rendono conto che è quel preciso legame a sancire un'esistenza reciproca: uniti per convenienza, elezione o solo per darsi un senso, contaminati da una Volontà di persistenza.



