CORSO VIDEOMAKER IN HD - Inizio Marzo 2012



Il corso ha l'obiettivo di fornire tutti gli strumenti necessari per la realizzazione completa di riprese audiovisive professionali in SD/HD. Sarà possibile ...

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SOUND RECORDING - Inizio Marzo 2012

Il partecipante acquisirà gli strumenti di linguaggio e grammatica filmica, per addentrarsi poi negli aspetti della psicoacustica e dell’estetica del suono: nozioni importanti per ...

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SOUND SPEAKER ENGINEER - Inizio Marzo 2012

Obiettivo del corso è formare poliedrici speakers/doppiatori - fonici in grado di usare la voce a 360 gradi (dizione, emissione, articolazione, respirazione, recitazione, ...

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VIEW SOCIAL CONTEST 2012

VIEW SOCIAL CONTEST

Sei un creativo, un designer o un appassionato di grafica ...

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JIN JU NEI CONCERTI PER PIANOFORTE DI CHOPIN

di Andrea Panzini - Nella Chiesa di Santa Cristina della Fondazza mercoledi 18 c.m. abbiamo assistito ad un concerto...

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Pubertà di E. Munch - Tra Voglio e Posso

di Ilaria Marchini - Con Munch, come per molti altri artisti espressionisti, non conta tanto focalizzare l'inconsistente consistenza della nuda tela, quanto più,...

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MARIANNE GUBRI PER "SHAKESPEARE'S SONNETS"

di Andrea Panzini - Giovedi 15 dicembre abbiamo assistito ad un gradevole evento culturale, il reading poetico-musicale "SHAKESPEARE'S SONNETS" a cura del gruppo teatrale The Play House. Nella calda cornice del Teatrino del ...

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MARIANNE GUBRI PER "SHAKESPEARE'S SONNETS"

Circolo di Cultura Cesare Pavese un folto pubblico sparso fra tavoli e a lume di candela ha potuto immergersi nelle atmosfere del 1609, anno di edizione dei Sonetti di Shakespeare, con gli intermezzi musicali dell'arpa barocca italiana di Marianne Gubri. Le sorprendenti e teatrali voci recitanti di Giorgia Ferro (voce inglese) e di Giacomo Giuggioli (voce italiana) hanno riproposto i più bei Sonetti del Poeta di Stratford-upon-Avon (1564 –1616) e come finissimi dicitori hanno trasformato quei versi in puri suoni e in musica. Shakespeare scrisse i suoi Sonetti a partire dagli anni '90 del XVI° secolo, stagione della sonettistica elisabettiana. L'unica edizione dei Sonetti pubblicata quando Shakespeare era ancora in vita è quella appunto del 1609 stampata da Thomas Thorpe. L'edizione riporta quella che è stata definita "la dedica più enigmatica di tutta la letteratura inglese". I Sonetti 1-126 sono convenzionalmente il gruppo più ampio, avente come oggetto l'amore per un giovane di sesso maschile, il fair youth. I testi sono stati divisi in due blocchi dalla critica: 1-126 i Sonetti dedicati al fair youth, figura maschile connotata da bellezza positiva ma anche da un grande narcisismo; 127-154 quelli dedicati alla dark lady, figura femminile oscura e opposta a quella del giovane. Storicamente la critica ha individuato il destinatario di questi Sonetti in Henry Wriothesly, terzo Conte di Southampton o in William Herbert, terzo Conte di Pembroke. I seguenti 109 Sonetti relativi al fair youth sono aperti dal Sonnet 18, uno dei più celebri, nel quale l'io lirico non incita più il giovane a riprodursi, ma gli propone la funzione eternante della poesia a lui dedicata. Nei Sonetti che hanno al centro il character della dark lady, il Poeta prende spunto da questa figura per spaziare su diverse tematiche, come l'amicizia o la letteratura. Un esempio di questa tematica è il Sonnet 130 (My Mistress' eyes are nothing like the Sun), nel quale l'autore sembra sviluppare una diretta polemica contro i poeti del genere petrarchesco, i quali amano una donna non reale, della quale con falsi paragoni vengono esagerati gli aspetti positivi; contrariamente l'amore dell'io lirico di quest'ultima parte dei Sonnets è una donna nera di cui sono esagerati gli aspetti negativi. Marianne Gubri ha deliziato il pubblico con la sua arpa barocca italiana, calma e sicura, tecnicamente pressoché perfetta, pizzicando le corde con arte e maestria, conferendo musicalità agli arpeggi e alle polifonie, in risoluzioni ferme e suadenti. Lei suona un'arpa del liutaio inglese Simon Capp, del 2000, una riproduzione di arpa italiana del Seicento. Corde di budello antico che fanno presagire il liuto e la chitarra, su un telaio di legno d'acero e di pero. Un esemplare simile si può ammirare al Museo della Musica di Bologna. La particolarità di questo strumento sono le tre file di corde: due esterne diatoniche, una centrale cromatica. La Gubri ci ha convinto e stupito specie nella celebre Sarabanda di Handel, conferendo al brano epici ardori sensuali. E' stata toccante in "Greensleeves to a Ground" (Anonimo inglese) sgranando toni avvolgenti e nostalgici. Ottima la prova anche nel repertorio barocco italiano.

Marianne Gubri è francese: fin dalla giovanissima età si dedica allo studio dell'arpa celtica in Bretagna studiando con A. Morgant e conseguendo nel 1997 il Diploma del Conservatorio di Lannion (Francia). Si è specializzata in arpa celtica antica a corde metalliche con V. Mayor e K. Delavier effettuando nel 1996 la sua prima tournée di musiche celtiche in Bretagna. In seguito, ha studiato l'arpa medievale rinascimentale e barocca a Parigi , a Tours con M. Fourquier, a Neuburg an Der Donau con C. Pluhar e a Verona con M. Galassi e L. Gintoli insieme al canto con N. Rime. Nel 2001 riceve una borsa di studio per effettuare un soggiorno presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Ottiene nel 2002 il Diploma in Arpa Antica al Conservatorio di Tours e il Diplôme d'Etudes Approfondies (Laurea) in Musicologia presso l'Università F. Rabelais di Tours (Centre d'Etudes Supérieures de la Renaissance). Nel 2002 ottiene una Borsa di studio dal Ministero degli Affari Esteri per svolgere un corso di Dottorato di Ricerca in Musicologia in co-tutela Francia - Italia (Université de Tours - Università di Bologna) sulle cantatrici italiane tra Rinascimento e periodo barocco. Interviene a numerosi congressi e conferenze come relatrice e autrice di saggi, mostre e traduzioni nel campo dell'Iconografia Musicale e della Storia dell'arpa. Dal 2004 al 2008 collabora con il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna. Nel 2010 si perfeziona in arpa celtica con G. Hambly e in arpaterapia con C. Tourin. E' stata insegnante di arpa rinascimentale al Conservatorio di Ferrara dal 2006 al 2008. Dirige la Scuola di Arpa dell'Associazione Culturale "Arpeggi" di Bologna da lei stessa fondata (www.millearpeggi.it) Si esibisce in numerosi concerti e tournées internazionali in Italia, Francia, Portogallo, Olanda, Spagna, Messico, da solista, in duo o con diversi ensembles specializzati in musica tradizionale, celtica, moderna e antica. Ha partecipato a diverse incisioni discografiche per etichette quali: Mondo Musica, L'Empreinte Digitale, Brillant Classics e Tactus.

Le origini dell'arpa si perdono nelle notti della storia: i primi popoli storici (egiziani e assiri) ce ne hanno tramandato una copiosa iconografia. Essa scomparve poi nella cultura greca e latina per riapparire verso il XVI° secolo, attributo inseparabile degli anglosassoni e degli irlandesi. Propagatosi in Europa, lo strumento fu adottato nel XII° secolo dai Minnesanger e in Italia fu presente nella pratica strumentale dell'Ars Nova (XIV° secolo). Verso la fine del XVI° secolo si fecero in Italia alcuni tentativi per rendere cromatica l'arpa con l'aggiunta di corde supplementari. Così si ebbero due serie di corde, una per i suoni diatonici, l'altra per i suoni cromatici. In orchestra l'arpa appare la prima volta nel 3° atto dell'Orfeo di Monteverdi, mentre il suo impiego autonomo si ricorda fino al XVIII° secolo, in composizioni cameristiche. Venne utilizzata da Landi, da Handel, da Gluck, da Paer, fino a Beethoven. Come strumento solista va ricordato soprattutto il Concerto per arpa, flauto e orchestra K.299 di Mozart. A partire dall'Ottocento esso ha preso stabile dimora nell'orchesta sinfonica e operistica.

Questa serata poetico-musicale è volata via fin troppo presto: la modernissima poesia di Shakespeare unita agli arpeggi barocchi ci hanno immerso in un mondo di pace e di armonia. Rinfrancante, rincuorante. Il gruppo teatrale The Play House (www.wix.com/playhouse7/playhouse) ci ha saputo donare una prova suggestiva degna del clima natalizio incombente, rimuovendo per un attimo le frenetiche turbolenze della Crisi: per farci sognare un'umanità migliore. Scroscianti applausi del pubblico, alla fine.

 
Concorso P.P. Pasolini
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