CORSO VIDEOMAKER IN HD - Inizio Maggio 2012



Il corso ha l'obiettivo di fornire tutti gli strumenti necessari per la realizzazione completa di riprese audiovisive professionali in SD/HD. Sarà possibile ...

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CORSO DI STEADICAM - Inizio Maggio 2012



Il corso consente di apprendere, attraverso lezioni tecniche e pratiche, la tecnica di utilizzo, di bilanciamento e d movimento della Steadicam, sia ...

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PSICOTECNICA DELL'ATTORE - Inizio Maggio 2012



Metodo Stanislavskij e training emotivo
Il Workshop verte sulla riscoperta e l'adattamento delle emozioni e connotazioni, in simbiosi con il personaggio: il ...

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MAURIZIO BAGLINI E LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

di Andrea Panzini (terza parte) - Il procedimento della variazione domina assoluto nel sublime "Adagio molto e cantabile", ...

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MAURIZIO BAGLINI E LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

 a cura di Andrea Panzini (seconda parte) - A raccogliere e convogliare verso una meta concreta le sparse energie del Leggi Tutto...

MAURIZIO BAGLINI E LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

 

di Andrea Panzini - IL PIANISTA MAURIZIO BAGLINI INTERPRETA LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN NELLA TRASCRIZIONE PER PIANOFORTE SOLO DI LISZT. Per l'ultimo concerto del ciclo "Musica in Santa Cristina" (Genus Bononiae) mercoledi 18 aprile il pianista ...

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84th OSCAR: “The Artist” e “Midnight in Paris”

di Antonio Montefalcone(terza parte)-Dicevamo che gli Oscar 2012, divisi tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, ci hanno invitato a ritrovare il coraggio delle sfide, delle passioni, delle idee, per ambire alla loro affermazione. ...

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MIRACOLO A LE HAVRE di A. Kaurismäki

Ma se ne differenzia per ciò che maggiormente esprime: un intenso umanitarismo. Non a caso è un caloroso omaggio al cinema che fu di De Sica e Renè Clair, rimandando affettuosamente a ciò che più sembravano i loro film: messaggi di vera bontà. E non per niente c’è anche un cammeo di J.P. Léaud (era il bambino inquieto e incompreso, in “I 400 colpi” di Truffaut) emblematico rinvio al desiderio di fuga e libertà da un mondo che reprime, verso la realizzazione dei propri desideri, passioni, affetti. L’opera è un capolavoro perché riesce a trasmettere autenticità ed emoziona per la sua freschezza. E’ interessante per la tematica attuale. E’ sorprendente per come tratta di clandestinità e miseria, con rispetto e pudore, fantasia e intelligente ironia. A Le Havre, una cittadina francese meta di profughi africani, un lustrascarpe, con una dignità umana impareggiabile, si ritrova a fronteggiare la durezza della sua condizione esistenziale tra povertà e difficoltà quotidiane, una moglie molto malata e persino un bambino clandestino che fugge una legge repressiva. E’ un’opera molto toccante, di ottima qualità visiva e con attori eccellenti. Una storia universale pregna di malinconico ottimismo, che sa però ben dosare, in un magico equilibrio, un divertimento esilarante e una tragicità riflessiva. Sapientemente lontano da retoriche, enfasi o stereotipi, la magistrale regia di Kaurismäki punta dritto all’essenziale, usando uno stile minimalista che riesce ad esprimere il cuore autentico delle cose e delle cose davvero importanti. Lo fa con un tocco sobrio e sensibile, selezionando chirurgicamente situazioni e significati, scene e dialoghi eloquenti e mai inutili. Nessuno come lui sa descrivere così bene mondi e personaggi alle prese con la mancanza di materialità necessarie a sopravvivere, ma ricchi di quei valori, principi etici e ideali che li eleva sopra il rango più onorevole dell’essere uomini. Tutto contribuisce ad esaltare questo aspetto: dall’eleganza formale, alla nobiltà degli assunti. Per la prima non si può non restare coinvolti da un’estetica pura e curata: inquadrature chiare e immediate, pochissimi movimenti della macchina da presa, precise angolazioni, colori tenui e antirealistici, atmosfere soft e struggenti, suoni blues, scenografie anni ’50, ritmo sincopato e scandito. Ogni dettaglio ha un senso. Tutto diventa evocativo e allegorico. Per il trattamento della storia, invece, è azzeccata la scelta di non cancellare, nonostante il registro fiabesco, le disperazioni e le sofferenze, la vita agra del porto e le angosce, e poi malattia e morte, emarginazione e miseria, sacrifici e avversità.

Per questo è solo in apparenza un apologo sull’utopia della fratellanza globale. E’ in realtà un invito a riflettere su come meglio comportarci, moralmente o affettivamente, gli uni con gli altri. E questo sia dal punto di vista dei giochi e delle strategie politiche degli Stati, spesso disumani e folli; sia da quello del singolo individuo, spesso irrispettoso e intollerante. La pellicola ci suggerisce che non basta soltanto desiderare un mondo migliore, bisogna agire, dal gradino più basso a quello più alto della società. E non servono nemmeno i miracoli divini, tanto avvengono di rado. Gli uomini devono impegnarsi a dare un futuro ad altri uomini. Basta poco, in fondo, per ritrovare compassione e regalare generosità a un mondo che l’ ha dimenticata. Basta solo credere nel potere della tolleranza e della solidarietà. E questa fede potrà compierà il miracolo. Non soltanto al cinema...

 
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